INTERVIEW
INTERVIEW WITH GUILLERMO ESCUDIERO (LOOP.CL)
Luigi Turra is an Italian graphic designer and sound artist who also co-runs the Koyuki label alongwith Italian sound artist David Sani aka Shinkei.
His discography consists in three releases, “Ancient Silence” (Kojiki / Microsuoni – mini CDR, 2007), “Enso” (Smallvoices – CD, 2007) and “Texture.vitra” (Koyuki – mini CDR, 2008).
Turra explores the sounds capture from the environment and those from sound installations. In these spaces tones and resonances are produced which are process, edit and mix into a barely recognisable departure from the original. Also timbral resonances of metal bow, concrete musique and classic Japanese architecture are inspirational sources for Turra.
“Texture.vitra” is the latest Turra’s album that gathers all the above mentioned released in a 3 inches CD and 2008 will see new experimental works to be published on Koyuki.
Please tell us about the field recordings taken from the inside and the outside of architect Tadao Ando’s project ‘Vitra Seminar House’. Could you please describe the sound differences?
“Basically recordings taken inside the building were to capture and fix subtle sound events next to silent but at the same time rich of imperceptible resonances and light movement of ethereal sounds, created by the large spaces Ando designed.
Outside recordings were done to capture the environment, the natural context around the Vitra House building. The subsequent editing and processing of these recordings underlined the quieter and imperceptible elements, or better the architectural empties and the spaces which are the fundamental, structural element of Tadao Ando work. In some ways all Tadao Ando’s work is a big tribute to quietness. This inevitably filtered into the CD”.
It seems you have a special preference for metal sounds. Why did you use this kind of sound sources?
“Metal has timbral properties rich of colour and character which bring interesting resonances, they are natural and transparent and strongly spiritual too. In some ways the frequencies of instruments I love such as Wind Chimes and Tibetan Bells can re-balance and bring into harmony the possible lack of tuning among energy points.”
The environment is also a sound material you are interesting in? What do you think about Chris Watson’s field recordings work?
“Watson’s work is really interesting, most of all the peculiar naturalistic research of his sound reportage which create almost visual landscape views. At the same time I found the research work of Eric La Casa and Toshiya Tsunoda extremely strong, thanks to their precious rare ability in translating into sound true sculptural perceptions of tactile and matter nature. I won’t deny that for the same reasons I am strongly influenced by Land Art (most of all Richard Long) and classic Japanese architecture as pure visual suggestions.”
What kind of projects are you going to be involved with?
“I have just completed two collaborative works of environmental sound research. One with David Sani (Shinkei), Italian sound designer, based on field recordings and concrete sounds from Japan, the other with American sound artist Chistopher McFall, created from field recordings taken in the urban context of Kansas City. With Shinkei I am working on an audiovisual project too, a computer generated audio/visual installation based on microscopic recordings of ice and snow.
A key point for 2008 is the development of Koyuki, the label co-run with David to promote artistic works about the perception of sound, the spaces between sound and silence, and the analisys/processing of environment/concrete micro recordings.”
Guillermo Escudero
June 2008

loop.cl

COME UNA SORTA DI ECOLOGIA UDITIVA.  INTERVISTA DI SARA BRACCO (SENTIRE ASCOLTARE)
Qual è il tuo percorso e il tuo approccio alla musica concreta e sperimentale?
Il mio approccio alla musica concreta sta nel combinare queste auto-generazioni timbriche preesistenti, scolpirle, guidarle attraverso la manipolazione fisica o metterne in evidenza alcune per nasconderne invece altre secondo una sorta di metodo scultoreo. Senza dubbio è sperimentale fino ad un certo punto visto che compositori come Pierre Shaeffer o Pierre Henry (per non citare i contemporanei Eric La Casa e Toshiya Tsunoda) hanno codificato e sviluppato al meglio questo tecnica. Da parte mia interpreto attraverso una personale visione questa grande lezione.
Com’è nata la collaborazione con David Sani e l’etichetta Koyuki? Mi parli del progetto? Quali erano gli obiettivi e quali sono stati i risultati?
Koyuki nasce in primis dal rapporto di amicizia fra me e David. E’ sopratutto questa la scintilla che ha scaturito il progetto oltre alla passione comune per un certo tipo di musica orbitante nell’ambito dei microsuoni e del lowercase. Inoltre oltre a nutrire per lui grande stima come persona sono anche un grande ammiratore del suo operato come musicista sotto il nome Shinkei. Koyuki è nato inoltre un po’ per gioco con la voglia di provarci ma che nell’arco di un solo anno ha raggiunto delle vette per noi insperate con un ottima accoglienza da parte della critica specializzata e con un roster di artisti di cui da sempre siamo grandi ammiratori.
Fondalmentalmente, Koyuki è un’ etichetta nata per documentare proposte di artisti che si esprimono attraverso linguaggi minimali, pur con tante e diverse sfacettature.
Credo che questa coerenza alla fine sia stata la qualità che ci ha dato ragione visto che abbiamo in programma pubblicazioni di  importanti artisti internazionali quali Steve Roden o Tomas Phillips. Questo, direi, anche curiosamente visto le dimensioni intime del progetto e delle sue tirature estremamente limited edition. Ma lentamente, passo dopo passo siamo riusciti a forgiare un’identità precisa per Koyuki che oltre alla coerenza sonora si caratterizza in modo puntuale e preciso anche per la precisa stilizzazione dell’aspetto grafico e del design.
Label come l’americana Line o la giapponese Meme sono stati riferimenti molto importanti nella stesura delle linee guida di koyuki. E’ un impegno notevole, sopratutto per David che gestisce i clienti e i distributori ma i risultati ripagano di ogni fatica.
Il  riduzionismo, nel tuo comporre, ricerca un “suono-silenzio” impalpabile alla percezione comune  a cui ridarne valore oppure è un “suono-scultura”?
La mia ricerca comprende e anzi si basa su entrambi questi aspetti. Sulla qualità tattile di certe tessiture sonore, dalla matericità del suono quando si compenetra con il silenzio che a sua volta diventa contenitore per il suono circostante e preesistente anche secondo un concetto taoista per me molto importante secondo il quale un recipiente giustifica il suo incavo e quindi il suo senso proprio per la possibilità di accogliere l’ambiente circostante qualunque esso sia.
Il tuo concetto di ascolto?
Accoglimento di tutto ciò che mi circonda. Non necessariamente da un punto di vista musicale. Sovente ascolto in terrazzino i suoni della notte o come ti dicevo, in casa i suoni impercettibili delle conduttore idriche all’interno delle pareti o semplicemente un cantiere edile nelle vicinanze. Un ascolto d’ambiente per me fortemente formativo, peraltro. Ho notato che anche mio figlio è interessato a questo tipo di percezione, e mi pone sempre un sacco di domande sulla natura e sulla posizione di certi suoni. Suoni che addirittura nemmeno io riesco a sentire se non in modo incredibilmente flebile
Quel è il tuo concetto di estetica, come compositore, artista e designer grafico? E quanto è importante per te il   “contenitore” e il “formato”nei  tuoi album?
Sono due aspetti assolutamente paritari e complementari, senza dubbio. Quando lavoro ad un nuovo brano, per esempio ho già idee piuttosto chiare su cosa visivamente potrà essergli da complemento. Sia dal punto del design, sia dal punto dei materiali. Sono fortunato perché (anche grazie a una certa predisposizione naturale e ai miei studi d’arte) sono riuscito a coltivare una buona educazione visiva che mi permette di tradurre concretamente e senza difficoltà i progetti che ho in mente, molto di più per esempio di quanto non avvenga in ambito puramente sonoro.
Com’è nata questa collaborazione con Fourm? Ci parli del tuo ultimo progetto “Meditation Space”?
Barry G. Nichols (in arte FOURM) è uno straordinario sound artist, oltre che una splendida persona. In passato avevo amato un suo lavoro pubblicato sulla giapponese Spekk, “Cycla”, firmato a nome Level per cui io e David abbiamo colto al volo con grande entusiasmo un suo coinvolgimento nel catalogo Koyuki. Il suo interesse nella relazione tra suono e spazio architettonico (promosso anche dalla label da lui gestito, la White_Line Editions, tramite i dischi della serie archisonics) è stato sin da subito un grande punto d’incontro. Pertanto sono stato molto lusingato quando mi ha invitato a farne parte. “Meditation space” come il precedente “3 “Texture.Vitra” è un lavoro che parte dagli spazi progettati da Tadao Ando. Nella fattispecie dal progetto Meditation Space di Parigi  (nei pressi della sede Unesco) all’interno del quale ho registrato dei field recording successivamente riprocessati in modo tale da creare un percorso che dall’esterno dell’edificio ci si potesse dirigere quasi visivamente nel silenzio e nella quiete quasi monacale del suo interno. C’e molto suono nell’esperienza spaziale di Ando. La sua concezione dello spazio/pieno/vuoto possiede l’idea di suono più prossimo al silenzio che io conosca.
Progetti  in cantiere e obiettivi futuri?
A breve verrà pubblicato sulla label austriaca Non Visual Object “YU” un lavoro realizzato a doppia firma con Shinkei mentre per il futuro ho in programma altri progetti condivisi (ancora Shinkei e FOURM ma anche con Christopher McFall e Joe Gilmour) e quindi il mio secondo album solista che uscirà il prossimo anno sulla statunitense and/OAR. Direi che è abbastanza. Infatti uno degli obiettivi prioritari sarà poi quello di sparire per un pò e dedicare la maggior parte del mio tempo libero a mia moglie e mio figlio.