MA 間
901 Editions [9ED012] | July 2020 | BUY
Fabio Perletta and Luigi Turra’s “Ma” marks their first collaboration. The project began with Turra inviting Perletta to re-work his piece “Texture.Vitra” (Koyuki, 2008), a sound study featuring recordings collected at various architectural spaces designed by Japanese architect Tadao Ando. The resulting three pieces were crafted in an attempt to perform an active dialogue between Tadao Ando’s aesthetic principles and sonic practice.
The album unfolds as a temporal, environmental experience of a non-existent space. The kanji
(Ma) represents a crucial concept in various Japanese practices including music and architecture, referring to notions of space and time (between things), distance, pause, interruption, and relationship. Its meaning is wide and changes depending on the context: it can be the temporal element between two notes for a musician, the concept of void and the perception of architectural space between the inside and outside.
The interweaving of these notions forges a “sense of place”, expressed by playing with the interrelationship of sonic elements, and sets up parallel dualities between object/space and time/space. A sound source—as sound itself—is the extent of time and runs through a space, which seems to be often empty and silent.
The apparent stillness of the space is interrupted by several sound events, which resonate with materials and surfaces thus interacting with the architecture. ”
Ma” makes the immaterial act a central element, allowing sounds to dwell within it, assuming various forms. Sounds of wood, rocks, pebbles, and cement coexist with silence, which permeates our inner dimension at a subjective level. This alternation defines a new listening space, inviting the listener to experience time in a non-linear way, giving plenty of room for reflection, memory, contemplation, and a sense of waiting.
Nevertheless, the aim of the work is not to document the sound of architecture, but rather to suggest a space within the space, the rediscovery of one’s inner time within an outer time. Turra and Perletta focus on the raw beauty of accidental sounds, such as “a wall that violently breaks a space” (Ando). “Ma”‘s sounds celebrate the austerity of Ando’s geometric shapes, concrete elements, and the striking light effects of architectural details. Perletta and Turra emphasise emptiness, fragility, simplicity in a changing interplay between presence and absence, tactility, and immateriality revealing new (auditory) dimensions.
Composed between 2016 and 2020.
Thank you to Gaia Martino, Richard Chartier, Dale Lloyd, Tadao Ando.
Designed by Mote Studio

REVIEWS
Concept complexe japonais, lié à l’espace et au temps, dans de multiples disciplines telles que la musique ou l’architecture, MA est le titre du premier album entre Fabio Perletta (fondateur de l’excellent label 901 Editions) et Luigi Turra.
L’osmose des deux compositeurs est parfaite, créant un espace sensoriel à la mobilité tactile, chargé de silences et de pauses, de sonorités organiques et de volupté spatiale.
On est littéralement entrainé dans les méandres des trois compositions, blocs d’électroacoustique aimantés, traversés de turbulences venteuses et de déchirures en granit, de bribes vocale hantées et de frottements inquiétants. La fragilité flirte avec une certaine puissance rocailleuse, limant les angles pour se libérer d’un monde trop petit, cherchant à ouvrir les trous qui dépassent du vide.
(Roland Torres – Silence and Sound)
Se si potessero tradurre in una sola parola le fessure recise da Lucio Fontana nella tela, i pregnanti silenzi nelle partiture del collettivo Wandelweiser, le ampie interlinee che danno respiro a una poesia, questa sarebbe ma (), termine giapponese che riunisce le diverse accezioni di uno “spazio negativo”, l’assenza che completa la forma e la funzione di un oggetto, un luogo, un’idea.
L’omonimo progetto di Fabio Perletta e Luigi Turra, come gran parte della produzione a marchio 901 Editions, guarda alla filosofia e alle arti giapponesi per ristabilire un dialogo creativo tra il fisico e l’intangibile, tra l’essenzialità estetica e il limpido orizzonte del pensiero.
Qui entra in gioco un altro nume tutelare come l’architetto Tadao Ando, emblema di una logica sottrattiva che rivendica il valore della semplicità formale senza alcuna rinuncia in termini di eleganza (ben prima che lo stile minimalista diventasse un ennesimo status symbol): “Mi piace sondare fino a che punto l’architettura può ricercare la funzione e poi, quando la ricerca è compiuta, fino a che punto può essere separata dalla funzione. La significanza dell’architettura risiede nella distanza tra essa e la funzione”. (*) Sono spunti necessari, questi, per fare esperienza consapevole della discreta sound art del duo italiano, che pur nell’approccio riduzionista si mantengono sempre prossimi alla dimensione tattile e uditiva del mondo reale.
Un’esplorazione che ha inizio dai field recordings effettuati da Turra presso alcuni edifici progettati da Ando, e già alla base del suo progetto solista Texture.Vitra (Koyuki, 2008): placidi rivoli d’acqua, terrecotte e metalli grezzi risonanti, fruscii e folate di vento tra spoglie navate di cemento; una fenomenologia elementale che, nel randomico avvicendarsi di sorgenti acusmatiche, ci restituisce gli echi di un luogo immaginario abbandonato ma non privo di identità, un santuario di cui è la natura, in apparenza, a riprendere tacitamente il controllo, e nel quale il gesto fisico accetta di annullarsi per mezzo di una radicale e devota mimesi sonora.
Solo nel terzo movimento si fanno strada dei passi lenti e rispettosi della quiete circostante – un room tone che sembra aver trattenuto l’ombra di anime e riti secolari, imprigionati nell’inapparenza di un eterno presente.
Ideale complemento al recente Jisei di Vittorio Guindani, ma 
 accresce ulteriormente il senso di una poetica sonora che a ragione può definirsi essenziale in senso etimologico: il tempo infinito del verbo ‘essere’ come spazio ipotetico di una costante indeterminazione, una forma di vita unitaria e insieme massimamente plurale, ignara e indipendente dall’azione e dalla finitezza umana.
(Michele Palazzo – Esoteros)
L’essenzialità della forma semplice e rigorosa che diviene complesso spazio profondamente evocativo, uno spoglio ambiente accuratamente disegnato per essere cassa di risonanza delle emozioni di chi lo attraversa. Trasmette una disarmante forza immaginifica l’architettura di Tadao Andō, un senso di quieta sacralità in cui convivono in perfetto equilibrio la virtuosa interiorità del Sol Levante e un’inclinazione verso la tecnologica tipicamente occidentale. Dall’amore condiviso verso l’opera del maestro giapponese prende le mosse la prima collaborazione tra Fabio Perletta e Luigi Turra.
A dare l’avvio a questo inedito connubio è stata la rimodulazione, richiesta da Turra a Perletta, di un vecchio studio sonoro costruito a partire da estratti ambientali catturati nel padiglione delle conferenze progettato da Ando per il campus Vitra a Weil am Rhein. Da tale materia, allineati dalla comune fascinazione per la cultura dell’estremo oriente e da una affine inclinazione per il suono minimo che infrange il silenzio, i due artisti italiani distillano una vibrante traiettoria sensoriale capace di dare forma all’esplorazione di una struttura immaginaria, definita dall’asimmetrica alternanza di espanse pause e vivide risonanze, che mutuano il virtuoso confronto tra pieno e vuoto, luce ed ombra.
Diviso in tre dilatati movimenti, il tracciato risultante è un silente fluire di stille dalla consistenza tattile che percorrono lo spazio misurandolo e conferendogli palpabile matericità, un lento e ponderato susseguirsi di frammenti tettonicamente ruvidi, fluidamente luminosi e algidamente lucenti, che rinfrangendosi nell’assenza trovano contemporaneamente piena definizione di sé e dell’ambiente che descrivono dando origine ad una perfetta sovrapposizione tra esterno ed interno, tra contenuto e contenitore.
Quello plasmato dal duo è suono che descrive un ipotetico visibile e il suo inafferrabile portato emozionale spingendo la pratica dell’ascolto verso una dimensione assoluta e contemplativa sempre più profonda e totalizzante.
(Peppe Trotta – Ondarock)

Rimaniamo in casa 901 Editions con la prima collaborazione tra Fabio Perletta e Luigi Turra all’insegna dell’omaggio a Tadao Ando.
Come sempre, nel caso dei due Sound Artist, si parte dall’assenza di suono, cercando man mano il dialogo con quanto ci circonda, nel caso particolare, le architetture disegnate da Ando e ciò che al loro interno può colloquiare con lo spazio.
Il silenzio che ne deriva, il lento processo che prevede l’uso del minimalismo uditivo come procedura necessaria all’approccio, gli echi che si espandono assorbiti dal cemento della struttura, portano necessariamente ad un’astrazione nella quale poter individuare lo spazio di vuoto assoluto. Affascinante.
(Mirco Salvadori – Rockerilla)
Con Ma 間 di Fabio e Luigi, l’azione si svolge per stanze indefinite.Un passaggio continuo da uno spazio all’altro. Illogico e imprevedibile.
Porte disposte in orizzontale, finestre sul pavimento, piccoli oggetti in assenza di gravità.
E in ogni stanza una presenza, sempre di spalle e le poche che accennano l’atto di volgere il capo verso il visitatore inatteso, nel momento prima di intravederle, ci si ritrova all’improvviso in un’altra stanza. Senza aver svelato un’identità o aver scorto lineamenti ed espressioni.
I silenzi necessari sono il momento in cui ritrovi davanti ad una porta, prima di aprirla, nessun passo ancora per entrare in un bianco sempre differente e che si alza verso un soffitto infinito, dato proprio da quella dissolvenza nel non colore.
Stanza dopo stanza, presenza dopo presenza, indefinito per indefinito, questo enorme contenitore di possibili incontri diventa un oggetto da rigirare tra le mani e ogni rumore che produce è dato dai nostri gesti curiosi, come a voler comprendere quello che solo l’approccio verso un gioco segreto può contenere.
Cosa ci sarà mai all’interno? Sicuramente qualcosa da non capire ad ogni costo se bisogna applicarsi contro la propria volontà. Torniamo a quella grande libertà.
(Tiberio Faedi – Silent Radio)